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Kaleîdos

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Numero 1 del 2022

Titolo: Filomena Gallo - Non c'è vita senza libertà

Autore: Giusi Fasano


Articolo:
(da «F» n. 53 del 2021)
Se la procreazione assistita in Italia è una realtà, è anche grazie a questa avvocata, oggi in prima linea per il suicidio assistito. «Perché negare un figlio o una morte dignitosa causa uguale sofferenza»
Lei c'era. Era in prima linea per la riforma della legge 40 sulla procreazione assistita. Era la voce più nitida mentre, nelle aule di Giustizia, si batteva per l'accesso alla diagnosi preimpianto dell'embrione. Era sul fronte del diritto e della libertà anche per ottenere l'eterologa che prima era vietata. Era in aula a difendere Marco Cappato, sott'accusa per aver aiutato dj Fabo a raggiungere la Svizzera per morire con il suicidio assistito. E c'era anche nell'impegno per la raccolta firme sui referendum che segneranno il 2022: quello sull'eutanasia, soprattutto, ma anche quello sulla liberalizzazione della cannabis. Filomena Gallo, classe 1968, è l'avvocata dell'Associazione Luca Coscioni, alla quale si è avvicinata nel 2004 e di cui è segretaria nazionale dal 2011. C'è lei dietro molti dei passaggi giuridici chiave per i diritti civili nel nostro Paese.
Nata a Basilea, in Svizzera, è approdata in Italia a 4 anni ed è cresciuta prima in Valtellina (dove i suoi si erano trasferiti) e poi nel Salernitano (da dove arriva suo padre), con le pause estive passate in Sicilia (terra di sua madre). Giurisprudenza a Salerno e infine Roma, che oggi è la sua città.
D. Dov'è l'incipit della sua passione per i diritti civili?
R. Non c'è un inizio preciso. È venuto tutto da sé ed è cresciuto nel tempo. Sono specializzata in Diritto minorile, Diritto di famiglia e Diritto pubblico. E da sempre, come avvocata, mi sono posta l'obiettivo di promuovere e proteggere le libertà di scelta, di rimuovere gli ostacoli che impediscono i diritti delle persone. Da quando la mia strada coincide con quella dell'Associazione Luca Coscioni, poi, il mio impegno è cresciuto.
D. Non sono opposti due fronti come nascita e fine vita?
R. L'obiettivo è lo stesso: la libertà di scelta, appunto. Aiutare a nascere e dare la facoltà di scegliere di dire basta alla propria esistenza sono due libertà che, se negate, troppo spesso causano sofferenza. Lavoro per rimuovere gli ostacoli imposti da leggi ideologiche che impediscono il pieno sviluppo della persona, quello che la nostra Carta Costituzionale difende. Mi emoziona leggere le statistiche che dicono che, senza le nostre lotte, non sarebbero nati e non nascerebbero 14 mila bambini e bambine ogni anno. E, sull'altro fronte, voglio dedicare le mie energie a tutte quelle persone che si trovano in situazioni di sofferenza e con malattie irreversibili, che chiedono di liberarsi dal dolore.
D. Secondo lei anche in casi così drammatici la libertà di scelta può coincidere con la felicità?
R. Credo di sì. Che in qualche modo e in certi casi possa essere così.
D. Lei ha figli?
R. No.
D. È credente?
R. Sì.
D. E come spiega a Dio il suo impegno sul fine vita?
R. Non vedo alcuna contraddizione tra la fede e l'impegno per i diritti, per esempio quello di scegliere una morte dignitosa. Non fu papa Wojtyla a dire «lasciatemi andare nella casa del Padre»? E poi sono andata a scuola dalle suore, era mio amico un prete straordinario come Don Gallo, ho come caro amico, oggi, un sacerdote... No. Non vedo nessuna contraddizione fra credere e voler morire con dignità.
D. Lei ripete spesso lo slogan di Luca Coscioni: dal corpo dei malati al cuore della politica.
R. Perché quel concetto è prezioso. Ho conosciuto Luca nel 2004, in occasione del referendum abrogativo della legge sulla fecondazione assistita. Parlava con un sintetizzatore vocale e ripeteva: «Non abbiamo tempo e non possiamo aspettare le scuse di uno dei prossimi Papi». Lanciò un appello che fu accolto da 100 premi Nobel e, anche grazie alla sua mobilitazione, fu impedito che l'Onu votasse una Convenzione per la messa al bando mondiale di qualsiasi tipo di clonazione umana. Anche quella terapeutica, di cui era fautore il nostro Nobel Renato Dulbecco. Il suo corpo, apparentemente fragile, ci diceva che ciascuno ha una responsabilità che può, o deve, esercitare.
D. Grazie a lei, con la sentenza sul caso di dj Fabo, la Corte Costituzionale ha stabilito che, a certe condizioni, si può accedere al farmaco letale per il suicidio assistito.
R. È così, anche se trovo inaccettabile che poi, nei fatti, davanti a chi chiedo di applicare quella sentenza ci sia chi cerca in ogni modo di non permetterlo, come abbiamo visto con il caso di Mario, nelle Marche.
D. Dopo la vostra raccolta firme per il referendum, la parola eutanasia entrerà per forza nel cuore della politica del 2022.
R. La campagna ha avuto un successo straordinario: le code ai gazebo e un milione e 240 mila persone che hanno firmato ci danno una fotografia dell'Italia totalmente diversa da quella che vediamo in politica. Da Piergiorgio Welby a Fabiano Antoniani (dj Fabo, ndr) sono state conosciute le vite delle persone che hanno voluto scegliere, vi è stata una riflessione da parte di tutti su cosa sia davvero la vita. Oggi le persone ci stanno dicendo: io voglio poter esercitare pienamente la libertà di scegliere.
D. Qual è stata la sua battaglia più difficile?
R. Occuparmi di donne che hanno subito violenze. Quando una donna decide di ribellarsi ha molto spesso un vissuto devastato dal dolore fisico e psicologico. Sono ferite che restano. Quando mi è capitato di seguirle, con il mio lavoro sono riuscita a scrivere la parola basta in un documento, ma non a far tornare la serenità in un Paese dove ancora mancano idonei interventi affinché quella donna possa ritornare a una vita normale.
D. Un pensiero per Marco Pannella.
R. Non può che essere un pensiero di affetto, di amicizia e di grandi insegnamenti. Lui, Emma Bonino, Marco Cappato. La loro storia politica, arricchita dalla conoscenza diretta, mi ha resa consapevole di quanto ognuno possa fare per conquistare diritti per tutti, e non solo in Italia. Ci vuole tempo e perseveranza, ma i risultati arrivano. E infatti sono arrivati anche dopo la morte di Luca e di Pannella.
D. Che cosa fa Filomena Gallo quando si rilassa?
R. Ascolto musica: dai vecchi cantautori al tormentone del momento. Faccio sport tre volte a settimana e mi piace moltissimo camminare e cucinare. Nel mio tempo libero ci sono anche i film e le serie tv. In particolare queste ultime mi rilassano molto. Amo le cosiddette sci-fi ma seguo molto anche i legal thriller, basati su storie vere. In sostanza, vedo cosa fanno gli altri nel mio stesso campo. E tento di imparare da loro.
Giusi Fasano



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