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Kaleîdos

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Numero 23 del 2021

Titolo: Quell'euforia da scarpe nuove

Autore: Elisa Venco


Articolo:
(da «Donna moderna» n. 50 del 2021)
Conferma la nostra identità, afferma i nostri diritti. Ed è sexy. Cosa? Comprare décolletées, ballerine e stivali. Chi lo dice? Una mostra inglese. Che racconta il colpo di fulmine più lungo di sempre
Per quanto non ancora scientificamente classificata, una sindrome si impadronisce periodicamente delle donne: si chiama shoephoria, euforia da scarpe. Che è anche il titolo della mostra allestita al Fashion museum di Bath, in Gran Bretagna, con 350 incredibili paia di scarpe e stivali datati dalla fine del 18o secolo a oggi. Sotto effetto di questa intensa emozione, passando davanti alle vetrine è difficile non farsi prendere dalla smania di un acquisto che mette la felicità letteralmente ai nostri piedi. Le statistiche attestano una crescita del 13% del settore calzaturiero nel 2021, con una media di acquisto a persona di 1,29 paia. Ma è chiaro che la media è solo un numero: per una donna africana o per un'europea inspiegabilmente avversa al consumismo, ci sono anche tante piccole Imelda Marcos o Beth Shak, la giocatrice di poker immortalata nel documentario «God save my shoes» per la sua collezione di 1.200 paia.
In fatto di scarpe, more is more
E soprattutto, lungi dall'essere un impulso irrazionale, questa shoephoria ha motivazioni solide e dimostrabili. Prendiamo un paio di tacchi a spillo, quella meraviglia «ingegneristica» creata in Italia negli anni 50 e brevettata da Roger Vivier, allora dipendente di Dior. L'idea che bastino a renderci sexy potrebbe sembrare autosuggestione. Invece «quando una donna li indossa, il suo sedere si solleva e la schiena si inarca in una posizione di lordosi, che evoca quella dell'accoppiamento primordiale» ha spiegato Helen Fisher, docente di Antropologia alla Rutger University del New Jersey. Insomma, non è una credenza illusoria: è la preistoria. E così dal 1950, quando i tacchi di Ferragamo divennero responsabili della celebre andatura ondeggiante di Marilyn Monroe in «Gli uomini preferiscono le bionde», le scarpe alte sono diventate un must della seduzione. Aiutate dal fatto che, spiega Daniel Amen nel libro «The brain in love», «l'area del cervello che comunica con i genitali è proprio accanto all'area che si occupa dei piedi e le possibili interferenze neuronali spiegano perché le scarpe possono essere erotiche».
Altro valido motivo per cui concedersi un nuovo paio: è un segno di orgoglio per quello che si è.
Ricordate l'episodio di «Sex and the City» intitolato «A Woman's Right to Shoes?» Il diritto di una donna alle scarpe - questa la traduzione - riguardava non solo il furto di un paio delle preziose Manolo Blahnik di Carrie, ma soprattutto l'ostracismo delle coppie che la ospitavano verso una single come lei. Ecco: le scarpe, ha spiegato la psicanalista Susan Scheftel, raffigurano il momento di passaggio dai piedi nudi dei neonati alla capacità di alzarsi in piedi, camminare e distaccarsi dai genitori. Dunque non c'è niente di più efficace per ricordare a una donna l'esperienza che l'ha portata a diventare ciò che è. «Quando si chiude una porta, si apre una scatola da scarpe» sigla Carrie Bradshaw rivendicando l'orgoglio single. Insomma, gli acquisti sull'onda della shoephoria potrebbero essere una risposta non violenta (ma non sempre a buon mercato) a un'oppressione culturale. E in effetti se si trattasse solo di consumismo non si capirebbe perché, da Cenerentola in poi, la scarpa abbia rappresentato il riscatto delle donne per i maltrattamenti subiti.
Per affermare la propria identità non è più necessario puntare i piedi e protestare: basta un nuovo modello di scarpe. E così, per la clientela ormai etnicamente variegata perfino le tradizionali scarpette da punta delle ballerine sono state declinate in varie sfumature da abbinare alla pelle. Finora i professionisti non soddisfatti dalle classiche scarpette rosa dovevano fare affidamento sul pancaking, cioè applicare del fondotinta o del trucco in polvere sulle scarpe per farle corrispondere al colore della loro pelle: un processo che può richiedere fino a 2 ore per essere completato. Ma grazie alla collaborazione tra la pluripremiata compagnia di danza britannica Ballet Black e Freed of London, che ha disegnato le primissime scarpe da punta per ballerini non bianchi, l'ostacolo è stato rimosso. Se non è progresso questo.
Non dimentichiamo poi il simbolo ante litteram dei diritti Lgbt+: la scarpa Rainbow di Salvatore Ferragamo (ora celebrato nel documentario «Salvatore - Il calzolaio dei sogni» di Luca Guadagnino). Nel 1938, quando lo stilista avellinese creò queste zeppe multicolore per Judy Garland, non poteva immaginare che l'attrice americana sarebbe stata poi acclamata per il brano «Over the Rainbow», del «Mago di Oz». Eppure, proprio il meraviglioso «Rainbow Sandal» è diventato uno dei modelli iconici del marchio e, quasi 80 anni dopo, è ancora in vendita sul sito della maison.
Opportunamente rielaborata, la zeppa inventata da Ferragamo ha dato vita agli «zatteroni», modello che, secondo lo shop online Lyst, ha visto salire le sue richieste del 41% negli ultimi 3 mesi. Il merito? Di Beyoncé che, lo scorso agosto, ha indossato un paio di Medusa Aevitas Versace in rosa fluo. Da allora la platform shoe spopola da un capo all'altro dell'Atlantico. E andrebbe subito acquistata, come spiega il quotidiano Wall Street Journal, per adeguarsi ai tempi: perché questo modello, che è al contempo comodo e glam, rappresenta una tappa intermedia tra il comfort della scarpa da ginnastica che ha segnato il lockdown e l'eleganza del tacco a spillo, che molti considerano inadatto al rientro in ufficio. Il fatto poi che gli zatteroni esistano in colori audaci è un valore aggiunto. Perché, se volete un ultimo motivo per abbandonarvi alla shoephoria, eccolo qui: regalarsi un paio di scarpe estrose ci aiuta a liberarci dalla trappola del perfezionismo. Lo dimostra la storia di Christian Louboutin che, nel 1993, mentre armeggiava con uno dei suoi prototipi, prese lo smalto rosso con cui la sua assistente si stava dipingendo le unghie e vi dipinse il fondo delle sue scarpe. Ora queste iconiche suole laccate sono sinonimo di lusso e come tali adornano i piedi delle donne più eleganti del mondo, da Rihanna a Gwyneth Paltrow. Ma ci insegnano che a volte da una follia può nascere un successo. Anche perché, come insegna Miuccia Prada, «la pazzia in una scarpa è una gran cosa: puoi concederti qualche libertà ed esagerare senza che l'effetto sia da sciroccata. Invece, avere qualcosa di troppo folle vicino al viso, quello sì, che dà l'impressione di essere fuori di testa». E, se lo dice lei, vale la pena di seguire il consiglio.
Elisa Venco



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