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Il Progresso

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Numero 18 del 2021

Titolo: Attualità- La firma digitale sta rivoluzionando i referendum in Italia

Autore: Luigi Mastrodonato


Articolo:
(da «Wired.it» del 14 settembre 2021)
L'uso della firma digitale per le campagne referendarie sulla legalizzazione di eutanasia e cannabis si sta rivelando un successo. E segna una nuova stagione della partecipazione democratica
La notte tra il 19 e il 20 luglio scorso il deputato di +Europa Riccardo Magi dava una notizia che sul momento poteva sembrare poco rilevante, ma che, due mesi dopo, acquisisce nuovo peso. Perché sta ridefinendo i concetti di democrazia e partecipazione politica.
«Le commissioni Affari costituzionali e Ambiente hanno approvato l'emendamento al Dl Semplificazioni a mia prima firma che consentirà di sottoscrivere i referendum con firma elettronica qualificata», recitava il suo post su Facebook.
In pratica, l'apertura alla possibilità di firmare per le campagne referendarie non più solo a penna intercettando i banchetti sparsi per il paese ma anche comodamente da casa con firma digitale, attraverso lo Spid (il Sistema pubblico di identità digitale). Alla fine di luglio è arrivata la conversione in legge del pacchetto contenente la nuova disposizione e ci è voluto davvero poco per vedere quella che Magi aveva definito «una piccola grande rivoluzione a favore dei diritti politici dei cittadini».
Nessuna esitazione da parte degli elettori. Così che la campagna per chiedere un voto sulla legalizzazione dell'eutanasia ha visto un'impennata improvvisa di sottoscrizioni, superando abbondantemente l'obiettivo delle 500 mila firme.
Oggi la storia si sta ripetendo con la proposta di un referendum sulla legalizzazione della cannabis. Lanciata l'11 settembre con possibilità di firma unicamente digitale, in pochi giorni ha raccolto metà delle sottoscrizioni necessarie ed è facile prevedere che il tetto delle 500 mila, da raggiungere entro la fine del mese, verrà superato.
Un nuovo capitolo
Si è aperta una nuova stagione democratica per l'Italia. Siamo in un momento storico in cui l'astensionismo fa segnare a ogni tornata elettorale nuovi record, la sfiducia dei giovani verso la politica è dilagante e in generale la forbice tra la cittadinanza e i suoi rappresentanti continua ad allargarsi. Ma negli ultimi giorni questo scenario è stato messo in discussione come non accadeva da tempo. L'ondata di firme digitali sull'eutanasia e sulla cannabis racconta che forse il problema non sta tanto nella partecipazione politica in sé, ma nel modo in cui essa avviene e nei temi di cui si occupa. In un mondo iperconnesso, anche la politica non può essere da meno. Ciò non significa che i banchetti per la raccolta firme debbano essere cancellati, sia chiaro.
Come ha sottolineato l'ex segretario dei Radicali Gianfranco Spadaccia, tra i promotori della raccolta firme digitale, «i banchetti non scompariranno mai: la gente vuole conoscere, parlare con i leader, confrontarsi di persona, partecipare per strada. Era vero per noi negli anni Settanta, e credo lo sarà sempre».
Ma questo non può più avvenire in maniera esclusiva, perché appartiene a un modo poco coerente con il presente, tanto più in una fase come quella del Covid-19: uscire, assembrarsi, partecipare fisicamente insomma, non è più scontato come una volta.
Firma digitale e Spid, aprono allora nuovi orizzonti politici e danno una pitturata di vernice fresca su una democrazia che andava scrostandosi. Il cittadino ha ora un mezzo in più per partecipare, per esercitare un diritto che già aveva ma che per questioni logistiche finiva per non esercitare.
Non si tratta dell'invenzione di un nuovo diritto, bensì della semplificazione del più importante dei diritti in una democrazia, quello alla partecipazione politica. Mettere la propria firma da casa non è solo una questione di pigrizia, ma anche di offrire ad anziani impossibilitati a uscire di casa o persone che risiedono in zone remote la possibilità di partecipare a una battaglia senza dover fare i salti mortali per riuscirci. Oggi 24 milioni di italiani hanno lo Spid e molti altri saranno stimolati a dotarsene. Chi teme un'esplosione di referendum si sbaglia. I meccanismi per organizzare la raccolta firme e l'eventuale successiva chiamata al voto restano molto complessi e stringenti, le finestre temporali per aprire le urne sono poi molto limitate, anche se in fin dei conti un modello «alla svizzera» dove ogni anno si tengono più referendum e dove la democrazia diretta risplende non è da stigmatizzare.
In Italia grazie al nuovo meccanismo avremo probabilmente più possibilità che su determinate battaglie politiche e civili la cittadinanza abbia maggiore voce in capitolo. Può essere la chiave per combattere un astensionismo che sta diventando patologico.



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