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Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ETS - APS

 

Corriere Braille

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Numero 12 del 2021

Titolo: Combattere la discriminazione

Autore: Nadia Massimiano


Articolo:
Ancora oggi, nonostante le numerose battaglie, le campagne di sensibilizzazione, i messaggi, le pubblicità progresso, l'accesso alla cultura, osserviamo numerosi fenomeni di discriminazione a danno delle persone con disabilità. Vi è ancora la tendenza a considerare a priori le persone con disabilità impossibilitate o incapaci di condurre una vita cosiddetta normale, di potersi occupare della propria quotidianità, di lavorare e di intrecciare delle relazioni amicali e amorose, di vivere una sana sessualità. Nonostante siamo convinti di abitare in una società evoluta e di avere una mentalità aperta e moderna, continuiamo a pensare e a credere che una persona con disabilità o, peggio ancora, con disabilità multipla, non possa godere della vita vissuta, così come altri, e che meriti di ricevere, per sentirsi compresa e gratificata, sentimenti di pietà. Quando questa persona è una donna la situazione si fa ancora più complessa, poiché la donna vive una doppia discriminazione, quella legata al genere e quella dovuta alla sua condizione fisica. È ormai ampiamente risaputo e documentato il fatto che una donna, a parità di requisiti nel mondo del lavoro, per esempio, non acceda alle stesse posizioni raggiunte da un uomo, allo stesso stipendio, alle stesse opportunità di ricevere delle promozioni e di crescere in un'azienda. Ancora oggi, anche se in maniera implicita, ad una donna viene preclusa la possibilità di ottenere un lavoro se ha dei figli piccoli oppure se ha intenzione di averne. Ad una donna con disabilità spesso non viene riconosciuto il diritto di essere madre, non le viene riconosciuto il diritto di avere un ruolo attivo nella società o nella vita politica del Paese. Una donna che decida di essere moglie, madre e lavoratrice, in qualche modo, se l'è cercata, lo ha desiderato e non può lamentarsi, non deve accusare la stanchezza, non può chiedere l'appoggio o l'aiuto di nessuno, deve essere sempre in grado di incastrare tutto e di farlo nel migliore dei modi. Alla donna viene ancora assegnata e riconosciuta una dimensione di cura del focolare domestico, della famiglia e dei figli, il patriarcato moderno consente anche ad una donna di professionalizzarsi, ma solo a patto di non venire meno a quella funzione, di non togliere tempo ed energie alla cura.
Alle donne con disabilità viene richiesta una doppia fatica, di combattere una battaglia ancora più dura, queste donne devono dapprima dare prova di sapersi occupare della dimensione domestica esattamente come le altre, e poi di essere anche in grado di diventare delle affermate professioniste, e devono dimostrarlo con ancora più caparbietà, ancora più forza, ancora più coraggio, ma questo può generare, d'altra parte, il doppio della frustrazione, dello sconforto, dell'avvilimento. Il termine parità viene ormai continuamente utilizzato in ogni ambito e settore, anche troppo e per questo è stato svilito, ma che cosa significa cercare di ottenere la parità a livello emotivo? Significa, per una donna, dover dimostrare, doversi guadagnare qualcosa, in virtù di una congenita inferiorità e questo vuol dire che, nonostante tutte le lotte che portiamo avanti, non siamo ancora libere, continuiamo ad aderire a degli stereotipi. La capacità di emancipazione (e abbiamo numerosi esempi di donne, donne con disabilità e pluridisabilità che sono riuscite a riscattarsi e ad ottenere il successo che desideravano) non è soltanto una qualità innata, per cui c'è chi ce la fa e chi non ce la può fare, ma dipende, dalla personalità, dalla percezione della propria autostima, della fiducia in sé stesse, dai vissuti e dalle opportunità che l'ambiente mette a disposizione della donna. Tutti questi elementi non sono rigidi ed immutabili, ma sono tutte parti di un sistema che si influenzano l'una con l'altra, che sono in continua evoluzione e risentono di cambiamenti interni ed esterni.
Quello che è importante sottolineare è che tutte queste dimensioni sono passibili di essere riviste, mutate e migliorate con un profondo lavoro su sé stesse e questa capacità di adattarsi, di migliorare e di cambiare le donne ce l'hanno. Una donna con disabilità, più di chiunque altra, ha imparato sulla propria pelle la necessità di dover superare quel dolore, quella frustrazione, di non abbandonarsi allo scoramento, e di fare un profondo lavoro su se stessa di accettazione e di ribellione nei confronti delle convenzioni, una donna con disabilità riesce ad attivare tutte le sue risorse per fare fronte alle difficoltà, una donna con disabilità riesce a generare un potente cambiamento che un giorno speriamo possa rivelarsi il cambiamento reale della società.



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