Logo dell'UIC Logo TUV

Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ETS - APS

 

Corriere dei Ciechi

torna alla visualizzazione del numero 2 del Corriere dei Ciechi

Numero 2 del 2021

Titolo: ATTUALITÀ- Il Braille è superato?

Autore: Pietro Piscitelli


Articolo:
Il sistema braille reperto da museo? Ancora no. Grazie!

Molti, troppi soloni, sapientini, modalioli sentenziano che ormai il posto dove collocare il sistema di lettura e scrittura braille usato dai non vedenti è... un museo, perché è vintage, è superato, è reso inutile dalle nuove tecnologie.
Niente di più falso e fuorviante. Per dimostrarlo, senza alcuna pretesa di essere conclusivo in un dibattito che da decenni attraversa il nostro piccolo mondo e quanti vi orbitano intorno, citerò alcune delle più ricorrenti tesi e userò le più comuni argomentazioni per confutarle.

1: "Il braille è superato perché oggi c'è il computer, il testo digitale e il sintetizzatore vocale che possono sostituirlo senza farlo rimpiangere".
Prima di entrare nel merito della risposta mi permetto di chiedere a chi leggerà questo articolo di soffermarsi un attimo per rispondere a questa domanda: Che cos'è la lettura? Tra le tante risposte possibili una delle più accreditate e plausibili potrebbe essere: "È un momento di autonoma analisi e valutazione che il lettore affronta in maniera diretta e senza alcuna intermediazione quando legge ciò che altri hanno detto o scritto."
Io credo che soffermarsi su una parola, un periodo, un paragrafo, analizzare, riflettere, verificare lo stile, la punteggiatura è crescita culturale, è maturazione, è indipendenza di pensiero e di giudizio.
Il sintetizzatore vocale non è altro che la versione moderna del "lettore", quell'amico, parente o conoscente che dall'antichità e sino a due secoli fa, prestava i suoi occhi al più sfortunato leggendo o descrivendo per lui.
Ma è anche uno strumento asettico, non umano, incapace di trasmettere, attraverso una modulazione della propria voce, emozioni e sentimenti, impossibilitato a descrivere. Il sintetizzatore vocale è quindi uno strumento certamente moderno ma peggiore dell'originale e non può certo sostituire né il pathos della voce umana né la ricchezza di una descrizione vissuta né il valore della lettura autonoma.

2: "Il braille è ghettizzante, troppo costoso, ingombrante e difficile da realizzare mentre le moderne tecnologie a cui si accede con il personal computer consentono di avere a disposizione molto più materiale scritto, gli e-book, per esempio, il materiale presente in rete, ecc."
La lettura di un testo scritto in sistema braille è certamente un identificatore della "diversità" ma non lo è più di tante altre evidenze proprie del minorato della vista. Per questo il braille non è ghettizzante di per sé. È vero, il braille è costoso, ingombrante e difficile da realizzare; ma stiamo parlando solo ed esclusivamente del libro cartaceo. Proprio le moderne tecnologie ci consentono di superare tutti questi ostacoli. Esiste uno strumento, il display braille, che trasforma quanto presente sul video in segnografia a rilievo, il braille appunto. Non è pesante, non è particolarmente costoso e genera la scritta braille in maniera assolutamente automatica e in tempo reale. Qual è il vantaggio di questo strumento reperibile sul mercato? Abbinato al computer consente di avere in braille tutto (o quasi) il materiale reperibile in rete senza costi aggiuntivi e senza alcuna intermediazione salvaguardando l'autonomia nella lettura. Il display braille quindi è l'unico strumento oggi reperibile in grado di consentire ad un non vedente di leggere autonomamente, è, in estrema sintesi, il naturale sostituto del braille su carta, il superamento dei limiti di ingombro e peso del volume braille.

3: "I testi preparati per i vedenti e in distribuzione nella normale rete commerciale sono acquistabili ad un prezzo modesto e immediatamente reperibili anche per i non vedenti".
È vero solo in parte e occorre per questo massima chiarezza. Se si tratta della lettura di uno scritto di contenuto esclusivamente letterario e con grafica semplice - a titolo esemplificativo un romanzo - i problemi di trasposizione in un formato autonomamente fruibile da un non vedente che usa il display o il sintetizzatore installato su pc, su tablet o sul telefono cellulare, non sono insormontabili. Cito l'esperienza LIA (Libro Italiano Accessibile) che, intervenendo con proprie tecnologie e con proprie "manipolazioni" sul prodotto realizzato dall'Editore, ha consentito la realizzazione e la commercializzazione di migliaia di e-book accessibili. Dopo, solo dopo questo intervento di adattamento, il prodotto diviene veramente accessibile ed acquistabile a prezzi correnti.
Diverso però è garantire l'accessibilità su testi complessi, quelli di studio, quelli ad alto contenuto iconografico e di notazioni scientifiche, quelli con grafica complessa (box, cambio continuo dei font, della grandezza e del colore carattere, con scritte verticali, curve, ecc.). In questi casi l'intervento dello specialista è non solo indispensabile ma anche impegnativo e rilevante.

Quanto detto sinora conferma che le tecnologie oggi disponibili non consentono al non vedente alcuna autonomia nella lettura e che il materiale "commerciale" ideato e realizzato per i normodotati visivi deve essere di nuovo lavorato per poter diventare accessibile e fruibile per un privo della vista.
Ma, soprattutto, è evidente che la tecnologia non ha introdotto alcuno strumento alternativo al sistema braille.
Per questo, riprendo il titolo di questo scritto, non è ancora l'ora di trasferire il braille in soffitta o in un museo, ma tutti dobbiamo ancora oggi rendere omaggio al suo ideatore e valorizzarlo perché siamo "costretti" ad usarlo se vogliamo leggere e scrivere da soli.
Evidentemente non sono l'unico a pensarla così se il 21 febbraio si celebra la Giornata Nazionale del Braille.
Questa ricorrenza deve essere l'occasione per apprezzare ancora di più l'autonomia e la possibilità di leggere che il sistema di letto-scrittura ci ha donato, perché il braille, come diceva Camilleri, altro non è che "il piacere sotto le dita" e, aggiungo io "la gioia che discende da una conquista, una speranza di autonomia, la soddisfazione di un bisogno di cultura, una vera opportunità di inclusione sociale".
Ma il 21 febbraio non è solo celebrazione, ricordo, enfatizzazione: è anche analisi, valutazione, impegno.
Non possiamo fingere di non sapere che nei corsi di formazione della classe docente per le scuole di ogni ordine e grado il braille non si insegna più; che, a volte, nella scuola, il braille e il libro di testo accessibile al non vedente sono un optional sostituito con eccessiva superficialità dalla verbalizzazione di ogni cosa.
Non possiamo minimizzare il problema di una tempistica e di un costo eccessivi per la produzione e la distribuzione del braille su carta.
Non possiamo non riconoscere che è stato investito troppo poco in soldoni e in risorse umane per la ricerca di automatismi nella trasformazione di uno scritto in Word o PDF o HTML o qualsiasi altra estensione in un formato correntemente leggibile dal display braille.
Dobbiamo guardare al futuro, valutare le potenzialità dell'intelligenza artificiale, studiare le possibilità di piegarla alle necessità dei ciechi per tradurre e descrivere, per velocizzare quei processi oggi esclusivo appannaggio degli uomini.
È vero, il braille nel nostro Paese è necessario solo a una minoranza stimata in poco più o poco meno di 30.000 persone; ma queste persone hanno diritto a sperare nella "pari opportunità" loro offerta dal sistema braille per non dover dipendere dagli altri per leggere, per poter studiare, per accedere alla cultura, per sentirsi uomini tra gli uomini.



Torna alla pagina iniziale della consultazione delle riviste

Oppure effettua una ricerca per:


Scelta Rapida