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Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ETS - APS

 

Voce Nostra

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Numero 19 del 2020

Titolo: Di cento in cento

Autore: Antonio Russo


Articolo:
Con uno sguardo al futuro, vorrei raccontarvi di un passato che vive di commozione il nostro primo centenario: è il ricordo di un qualcosa che parla di noi e che ci spinge ad andare sempre più avanti.
Nel 1955 avevo cinque anni e con la vivacità di sempre frequentavo la scuola materna al Domenico Martuscelli di Napoli; ero assai indisciplinato, durante le nostre attività, all'improvviso, mi mettevo a cantare, stimolando gli altri a farlo. Si giocava, si modellavano plastilina e creta con altri materiali, carta pesta ad esempio, facendo di tutto. Nelle belle giornate ci ospitava la grande villa dell'istituto ricca di erbe, fiori, piante ed alberi secolari, si correva e si giocava assistiti da operatori attenti e disponibili. Alla fine dell'anno scolastico, dopo averlo a lungo preparato, si teneva all'aperto in questa bella villa un saggio ginnico e canoro che voleva dimostrare anche a noi stessi quello che sapevamo fare. Il saggio, molto atteso da bambini e ragazzi, era un'occasione per attirare l'attenzione dell'opinione pubblica della nostra bella città di Napoli, per dimostrare a tutti cosa eravamo capaci di fare.
In quell'anno mi proposero di recitare e cantare una poesia che in pieno giugno raccontasse di come la natura si disponesse a dare il meglio di sé al mondo intero; fiori, grano e frutta venivano descritti quali veicoli di benessere unico insieme al nostro bellissimo mare che rende particolare la città di Napoli.
Mi preparai per fare una bella figura: venne l'atteso giorno, mi vestirono ornato da erbe, fiori, e frutta, era un sabato caldo e luminoso ed entrai in scena. La villa era affollatissima, c'erano autorità civili e religiose, i nostri dirigenti scolastici e tanta tanta gente... in una atmosfera bellissima. Accompagnato al pianoforte dal maestro professor Gregorio Manieri recitai e cantai con vivacità forse inaspettata, alla fine un mare di applausi mi travolse, mi arrivarono da ogni pare tanti doni che volavano con entusiasmo: caramelle, giocattoli e anche soldi. Mia mamma, che mi accompagnava, non sapeva cosa dire; le autorità scesero dal palco par incontrarmi, tra loro c'era il nostro Presidente nazionale Paolo Bentivoglio che mi volle conoscere e in quell'occasione mi disse: sei il nostro domani. Caro Presidente, allora non sapevo cosa la vita potesse riservarmi, ma quella frase è forse stata da sempre la spinta per farmi andare avanti in ogni caso!
Cari amici, il modo migliore per augurarci buon compleanno è quello di guardare al passato quale patrimonio costruttivo del nostro domani, facciamoci ricordare per il bene che sapremo donare a chi ci seguirà, facciamolo con umiltà e serenità di vita. Auguri rinnovati per tutti.
Antonio Russo



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