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Il Progresso

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Numero 18 del 2020

Titolo: Innovazione- Arriva una nuova plastica riciclabile all'infinito?

Autore: Gabriele Ferrari


Articolo:
(da «Focus.it» del 3 settembre 2020)
L'umanità ha un problema con la plastica, un materiale versatile, resistente, economico e ormai onnipresente che però, come continuiamo a scoprire, è anche una delle maggiori cause di inquinamento di vario tipo, da quello delle acque a quello alimentare. L'umanità, poi, ha anche un problema con il riciclo della plastica: delle oltre 300 milioni di tonnellate che vengono prodotte ogni anno in giro per il mondo, solo una minima percentuale viene riutilizzata. In uno studio pubblicato su Science Advances, un team di chimici che lavorano tra Usa, Arabia Saudita e Cina annuncia di aver trovato una possibile soluzione a questo problema: la plastica riciclabile all'infinito.
Il problema del riciclo. Di tutti i materiali più o meno riciclabili di uso comune per l'uomo, la plastica è quello che più viene sprecato: in Italia, per esempio, che è uno dei Paesi più virtuosi d'Europa in quest'ambito, il 43% della plastica raccolta viene riciclato, mentre il 40% viene termovalorizzato (è impiegato cioè per produrre energia attraverso la combustione) e il 16,5 finisce in discarica; negli Stati Uniti, per dire, la percentuale di plastica riciclata ogni anno è appena del 10%. È colpa di comportamenti poco responsabili, ma anche di un problema intrinseco della plastica, che risulta indebolita dopo ogni processo di riciclo, perdendo dunque resistenza strutturale e, di conseguenza, valore. E la nuova «plastica riciclabile all'infinito» promette di risolvere esattamente questo problema.
Le sue qualità. Il materiale in questione è un polimero che si chiama poly (2-thiabicyclo(2.2.1)heptan-3-one), o Pbtl in breve, e secondo gli inventori è un materiale forte, resistente e molto stabile, ideale per creare una vasta gamma di prodotti in plastica, dall'abbigliamento sportivo alle parti di automobili. La sua principale qualità? Se un blocco di Pbtl viene scaldato fino a 100 gradi C in presenza di un catalizzatore chimico, nel giro di 24 ore si scompone nei singoli polimeri, che possono venire riassemblati per creare altro Pbtl della stessa qualità dell'originale. L'unico problema, dice chi l'ha inventata, è che la presenza di altre plastiche durante il processo di riciclaggio ne peggiora i risultati, e dunque prima di essere riciclato il Pbtl dovrebbe venire separato dalle altre plastiche.



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