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Kaleîdos

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Numero 9 del 2020

Titolo: Le variabili del genere e della disabilità nell'emergenza coronavirus

Autore: Simona Lancioni


Articolo:
(da «Superando.it» del 24 aprile 2020)
Qualche giorno fa Women Enabled International (Wei), organizzazione di donne con disabilità statunitense, ha pubblicato una Dichiarazione sui diritti relativi all'intersezione del genere e della disabilità durante l'emergenza ingenerata dalla diffusione del coronavirus. Ciò che caratterizza tale documento rispetto ad altri incentrati su questioni analoghe, è un'impostazione che intende il genere nella sua accezione estesa, guardando cioè non solo alle donne e alle ragazze con disabilità, ma anche alle persone con disabilità di «genere non-binario» e di «genere non conforme».
Women Enabled International (Wei) è un'organizzazione di donne con disabilità con sede a Washington, capitale degli Stati Uniti d'America, che promuove i diritti umani delle donne e delle ragazze con disabilità, considerando la discriminazione che scaturisce dall'intersezione delle variabili del genere e della disabilità.
Il 9 aprile scorso tale organizzazione ha pubblicato sul proprio sito una Dichiarazione sui diritti relativi all'intersezione del genere e della disabilità durante l'emergenza ingenerata dalla diffusione del coronavirus.
Si tratta di un documento dalla duplice valenza. Da un lato, infatti, fotografa la situazione di maggiore svantaggio a cui sono esposte le persone soggette a discriminazione intersezionale (quella data dalla compresenza nella stessa persona di più variabili suscettibili di generare discriminazione e dalla loro reciproca influenza), dall'altro lato si propone come un appello per porre in essere misure atte a garantire i diritti umani di queste persone, che può essere sottoscritto da chiunque inviando il proprio nome e cognome, il Paese di residenza, il nome del proprio ente di appartenenza (qualora si intenda aderire come ente), e il proprio indirizzo e-mail a weicovid19survey@gmail.com.
La Dichiarazione individua sei aree di intervento alle quali è necessario prestare particolare attenzione in quest'epoca di crisi: la violenza di genere, l'accesso al reddito e all'istruzione, l'assistenza sanitaria, i servizi per la salute sessuale e riproduttiva, i servizi di supporto per le persone con disabilità, e il coinvolgimento delle donne e delle ragazze con disabilità nella progettazione, attuazione e monitoraggio delle misure di contrasto al Covid-19 che le riguardano direttamente.
Tuttavia, ciò che caratterizza questo elaborato rispetto ad altri incentrati sui diritti delle donne e delle ragazze con disabilità, è un'impostazione che intende il genere nella sua accezione estesa: i soggetti della rivendicazione, infatti, non sono solo le donne e le ragazze con disabilità, ma sono anche le persone con disabilità di «genere non-binario», vale a dire, persone che nel definire la propria identità di genere non si considerano esclusivamente maschili o femminili, e quelle di «genere non conforme», ovvero persone che hanno un'identità di genere non allineata completamente al sesso che è stato loro attribuito alla nascita.
Se ad esempio proviamo a confrontare la Dichiarazione proposta da Wei con le linee guida elaborate, sempre in relazione all'emergenza Covid-19, dal Comitato Donne dell'Edf, il Forum Europeo sulla Disabilità, si coglie chiaramente che, pur non essendo i due documenti perfettamente sovrapponibili, essi hanno numerosi elementi di convergenza, e non è improprio affermare che, nella sostanza, «parlano lo stesso linguaggio», «condividono una stessa visione di mondo» («Women Enabled International immagina un mondo in cui le donne e le ragazze con disabilità rivendicano i diritti umani, agiscono in modo solidale e conducono vite autodeterminate», si legge nel sito ufficiale dell'Organizzazione, difficile pensare che il Comitato Donne dell'Edf abbia in mente un mondo diverso). Ma mentre nel documento del Comitato Donne dell'Edf si parla di donne e ragazze con disabilità, nonché di caregiver (le donne che si prendono cura di congiunti con disabilità), nella Dichiarazione di Wei, oltre che delle donne e delle ragazze con disabilità, si parla anche, come detto, di persone di «genere non-binario» e di «genere non conforme», rivendicando per queste ultime due gli stessi diritti riconosciuti alle prime. Tutti questi soggetti di generi diversi nella Dichiarazione Wei sono posti sullo stesso piano e hanno la stessa rilevanza e attenzione.
Non che il Comitato Donne dell'Edf in altre occasioni non si sia espresso sulla questione dei generi e dei diversi orientamenti sessuali (ad esempio, il Secondo Manifesto sui diritti delle Donne e delle Ragazze con Disabilità nell'Unione Europea, adottato dall'Edf nel 2011 su proposta del Comitato Donne, contiene specifiche disposizioni a tutela dei diritti delle donne lesbiche, bisessuali e transessuali, soprattutto in relazione al tema del contrasto alla violenza di genere), e tuttavia la narrazione prevalente tende a considerare la sola distinzione tra maschile/femminile, trattando questi due concetti come se fossero univoci e non plurali.
E in Italia? Qual è la narrazione prevalente? Qui in Italia diverse Federazioni di Associazioni di persone con disabilità, e anche singole Associazioni, hanno rivolto ai politici ed ai governanti richieste specifiche volte a sottolineare la particolare vulnerabilità delle persone con disabilità nella crisi in atto, e l'esigenza di predisporre misure mirate per salvaguardare la salute e gli altri diritti di queste persone anche in questo frangente. Ma, per quel che ci risulta, tali richieste, pur essendo per altri versi apprezzabili, non hanno preso in considerazione la variabile del genere né nell'accezione ristretta, né in quella estesa.
Anche se negli ultimi anni, prima della crisi, il tema della discriminazione multipla delle donne con disabilità ha iniziato ad avere maggiore visibilità rispetto al passato, nel complesso sulle questioni di genere legate alla disabilità siamo ancora abbastanza indietro. Inoltre solo in rari, rarissimi casi la riflessione intende il genere nella sua accezione estesa, ciò non solo per l'arretratezza culturale cui si è fatto cenno, ma anche perché le persone con disabilità e l'associazionismo di settore non sono immuni da pregiudizi, sessismo, transfobia, lesbofobia, bifobia e omofobia.
Sotto questo profilo, la Dichiarazione Wei è davvero dirompente: non si addentra in questioni teorico-definitorie, si limita a parlare del genere al plurale e a porre le sue possibili declinazioni sullo stesso piano.
Il messaggio è abbastanza chiaro: la discriminazione che colpisce le donne e le ragazze con disabilità è la stessa che colpisce le persone con disabilità di «genere non-binario» e quelle di «genere non conforme». Anche se qui in Italia non sembra essere ancora un patrimonio culturale acquisito da tutti e tutte (capita ancora con una certa frequenza che i progetti educativi sulle differenze di genere incontrino l'opposizione dei genitori degli-delle studenti-studentesse a cui sono rivolti), il problema non è il genere (o i generi), né l'orientamento sessuale, ma la discriminazione e la violazione dei diritti umani alle quali questo gruppo di persone sono soggette. Discriminazioni e violazioni che tendono ad acuirsi nei periodi di crisi.
Simona Lancioni



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