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Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ETS - APS

 

Corriere dei Ciechi

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Numero 5 del 2019

Titolo: SOSTEGNO PSICOLOGICO- Stessa strada per… le barriere

Autore: a cura del Gruppo psicologico tosco-umbro “Stessa


Articolo:
All'inizio del trascorso mese di aprile si è concluso un ciclo di cinque incontri dal titolo "Tutto è super-abile", coordinato dalla sezione UICI di Livorno, che ha coinvolto tre classi di terza di una scuola secondaria di secondo grado della città. Tutto è partito dalla volontà della sezione di sensibilizzare sul tema delle barriere architettoniche, di come queste possono presentarsi nella città in forme che, a prima vista di un cittadino comune, possono non sembrare di ostacolo e di come una maggiore sensibilità ed attenzione possono renderle, appunto, superabili.
A seguito di una riflessione interna in merito all'età dei ragazzi, la sezione ha chiesto al gruppo psicologico "Stessa strada per crescere insieme", nato dalla collaborazione di UICI nazionale con il Consiglio Nazionale degli Ordini degli Psicologi, di poter collaborare alla progettazione secondo i principi della psicologia dell'educazione e della psicologia dello sviluppo, e far sì che i vari contributi previsti potessero essere maggiormente calibrati sui ragazzi e resi di adeguato impatto emotivo.
Il percorso progettuale è stato lungo, con la collaborazione e la presenza di tutti coloro, che a vario titolo, contribuivano al progetto. Le riunioni hanno permesso di esplicitare quali erano i messaggi di ciascun contributo previsto e di far sì che le psicologhe dott.ssa Francesca Todaro e dott.ssa Karin Vero, che hanno risposto alla richiesta di collaborazione, li armonizzassero, facilitando e guidando la co-costruzione di un unico racconto, proposto nelle sue varie sfaccettature, con cui tutti i partecipanti volevano far comprendere agli studenti destinatari del progetto che una persona si sente disabile quando è l'ambiente che la fa sentire tale, far acquisire consapevolezza di quali sono le difficoltà e che sono superabili a patto che non ci sia indifferenza, ma sensibilità verso l'altro. Ciò ha permesso di definire una bussola, guida per tutti i collaboratori del progetto, e filo conduttore del racconto, i cui punti salienti erano: indifferenza, sensibilità, consapevolezza ed ambiente.
Il contributo dell'area psicologica sul tema è stato di porre in evidenza come le barriere, nella forma espressa dai membri della sezione richiedente, si mostravano anche come barriere emotive, comunicative e relazionali ed è stato riconosciuto da tutti che questi erano presenti nei temi che volevano porre, ognuno per la propria area, e quindi veniva confermata la necessità della collaborazione delle dottoresse psicologhe nelle fasi di progettazione e che queste avvenissero concretamente in cooperazione e compresenza con tutti, per consentire che i vari contenuti fossero calibrati ed efficaci. La collaborazione è stata positiva ed armoniosa con le varie professionalità e competenze. L'aspetto architettonico è stato curato dall'architetto Francesca Bulletti, membro dell'Osservatorio permanente sulle disabilità del Comune di Livorno. La Presidente della sezione UICI locale, prof.ssa Foresi, i consiglieri ed i soci Corda, Caioni, Ventura, Caceres, Ucini, hanno curato la presentazione delle difficoltà nella quotidianità, ma anche come queste possono essere superate e come sia possibile svolgere attività ludiche, sportive, professionali, familiari e di vita relazionale mostrando foto, filmati di attività sportive di tipo agonistico come anche amatoriale e mostrando gli strumenti (tecnologici e non), le strategie usate da ognuno nelle proprie attività.
La visione dei filmati, l'ascolto di aneddoti personali, l'esperienza concreta proposta hanno aperto una prospettiva nuova ai ragazzi verso le disabilità visive e le modalità di superamento di alcuni limiti. Tutto ciò, come anche la cura posta da tutto il gruppo operativo di far comprendere che la disabilità visiva può manifestarsi in varie forme patologiche, con effetti diversi ad esempio sulla capacità visiva, della luminosità, dei contrasti, e quindi conseguente alla variabilità soggettiva, anche negli approcci e nelle strategie, ha sollecitato molte domande e riflessioni nei ragazzi, alcune delle quali espresse sottovoce, sul momento, nelle sedie più lontane rispetto a chi parlava, con la volontà di non farsi sentire, per paura di sembrare inopportuni, invadenti, per timidezza ecc. In fase progettuale era stata già prevista una prima raccolta in forma anonima delle domande e riflessioni degli studenti sorte sulla scia dei primi incontri sui temi delle barriere architettoniche affrontate insieme al tema delle barriere emotive, relazionali, comunicative e gli altri incontri sulle attività sportive. Attraverso un'analisi di tali domande effettuata dalla dott.ssa Todaro, è emerso un quadro in prevalenza di emozioni positive sui vari temi, poiché, oltre agli aspetti di esclusione e difficoltà delle barriere, erano state percepite la forza di volontà espressa dai soci e consiglieri UICI che hanno parlato durante gli incontri, la volontà di quest'ultimi di stabilire un ponte tra loro ed i ragazzi, con la conseguente curiosità da parte degli stessi studenti di colmare varie loro non conoscenze o falsi miti sulle disabilità visive. I ragazzi hanno anche colto gli aspetti di insicurezza data dalle barriere (nelle varie forme), il timore di non essere accettati e di non essere inclusi nella società. Un altro elemento percepito è stato il senso di smarrimento, riferito all'immaginarsi l'esperienza di una acquisizione di disabilità visiva in fasi successive della propria vita, ascoltando il racconto di alcuni presenti della sezione che hanno raccontato la propria esperienza, il ricevimento della cosiddetta "cattiva notizia", il percorso di acquisizione di nuove strategie, il confronto con chi la vista non l'aveva avuta fin dalla nascita, creando un rapporto di confronto, conforto e di ispirazione in vari momenti.
Attraverso l'espressione strutturata, ma anonima, i ragazzi hanno posto domande volte principalmente a scoprire le emozioni e le sensazioni vissute nei primi approcci sportivi, ma anche di sapere (cito) "come ci si sente a provare/incominciare un percorso da zero", oppure (cito) "come affrontate le difficoltà, le vostre paure", "dove avete trovato tutta questa forza". Gli studenti hanno richiesto anche quanto è stato faticoso accettare "la notizia" e come ci si sente all'essere consapevoli che gradualmente si perde la vista, che cosa si prova da parte di chi non ha mai visto ponendosi in confronto con chi vede o con chi in precedenza vedeva. Le domande erano anche sull'aspetto di relazione con la società, sullo svolgimento di attività quotidiane come crescere i figli, comprarsi i vestiti e (cito) "come si riesce ad evitare le voci degli altri fregandosene".
Tutti coloro che hanno collaborato al progetto sono stati positivamente colpiti dai temi e dalle forme dei quesiti e si è posta la necessità di valutare, con la guida psicologica, chi si sentiva di rispondere successivamente in presenza dei ragazzi ed in particolare a quali domande, in rispetto del proprio percorso personale.
Come attività conclusiva e di sintesi dell'intero ciclo di incontri era stato chiesto ai ragazzi di riflettere singolarmente sulle barriere presenti nel proprio ambiente scolastico, con la guida di una scheda creata ad hoc dalla dott.ssa Todaro e dalla dott.ssa Bulletti. La scheda chiedeva di immaginare di eseguire un percorso da un punto ad un altro del proprio istituto scolastico (edificio molto grande, con varie sezioni, con più piani, dove i ragazzi devono spostarsi per raggiungere aule, laboratori, biblioteche, palestre, ecc) concentrandosi su quattro aspetti.
Il primo aspetto su cui riflettere era la tipologia delle barriere incontrate, suggerendo se vi era un ostacolo architettonico, oggetti lungo il percorso, elementi di impatto sensoriale, barriere comunicative o altro. Il secondo ed il terzo punto richiedevano quali erano le emozioni provate e cosa lo studente aveva pensato imbattendosi negli ostacoli descritti. L'ultimo punto si concentrava sul tipo di accessibilità che lo studente avrebbe desiderato incontrare nella situazione in esame.
Per l'ultimo incontro dei cinque previsti dal ciclo è stato strutturato un percorso di confronto e sintesi delle varie riflessioni individuali. Ciò che è emerso in tale sintesi è che oggetti apparentemente non ingombranti o che a prima analisi potrebbero non sembrare di non ostacolo come cestini, zaini, persone in determinate posture, biciclette, cancelli, oggetti ad altezza viso in palestra, bagni non disponibili al piano dove è situata la propria aula, il malfunzionamento del meccanismo di apertura della porta ecc. possono essere elementi di disorientamento e di difficoltà. È di rilievo il fatto che i ragazzi hanno posto l'attenzione anche agli elementi urbani presenti nella strada antistante alla propria scuola, riportando che anche il modo di parcheggiare biciclette e motorini possono essere di ostacolo alla mobilità, rilevando che ciò è pure vero per un normovedente con difficoltà motorie o che è carico del proprio zaino. L'analisi dello spazio davanti scuola ha evidenziato che sono elementi di disorientamento e difficoltà le buche, i cancelli, la segnaletica. Le emozioni provate comunemente sono state paura, insicurezza, disorientamento, impotenza, delusione, ansia e poi rabbia. Tali emozioni erano accompagnate da pensieri ansiosi sul come riuscire in una situazione di ostacolo e smarrimento. Tra le soluzioni desiderate sono emerse le seguenti: maggiore cura del verde urbano (per i rami all'altezza del viso) e dell'ambiente urbano, ordine, maggior silenzio in determinati momenti e contesti, maggiore attenzione nella scelta dei materiali, maggiore sensibilità e disponibilità delle persone, maggiori indicazioni ma diversificate e pensate in base al tipo di patologia. Tutto il gruppo progettuale è rimasto molto colpito dal livello, dalla ricchezza delle osservazioni e dalle domande dei ragazzi, i quali hanno vissuto molto positivamente l'approccio proposto, tanto che alcuni studenti hanno richiesto alla sezione UICI locale di poter collaborare. Tale positività è stata rilevata anche dagli insegnanti, i quali sono stati anche depositari, in momenti successivi ai nostri incontri, di racconti entusiasti, condivisioni. Ciò ci fa ipotizzare che la progettazione del ciclo nel suo insieme e dei singoli contributi in una prospettiva armoniosa sia stata adeguata. Il gruppo progettuale ha avuto un riscontro positivo del lavoro svolto sia dai riferiti di ragazzi ed insegnanti, ma anche dalla lettura di un articolo su un quotidiano locale e dalla visione di un servizio di un telegiornale di zona, che hanno raccolto le riflessioni e i racconti della professoressa referente dell'istituto scolastico e della professoressa coordinatrice dei percorsi per le competenze trasversali e l'orientamento.



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