Logo dell'UIC Logo TUV

Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ETS - APS

 

Corriere dei Ciechi

torna alla visualizzazione del numero 5 del Corriere dei Ciechi

Numero 5 del 2019

Titolo: 10 ANNI DI CONVENZIONE ONU- Aspettando l'inclusione lavorativa

Autore: Carlo Giacobini


Articolo:
Nell'agosto del 2016 il Comitato ONU sui diritti delle Persone con disabilità ha presentato le sue Osservazioni conclusive sul primo rapporto dell'Italia.
Il rapporto è incentrato sulla reale applicazione e sulle criticità nell'applicazione della relativa Convenzione ONU.
In modo molto netto il Comitato ha espresso la sua preoccupazione per l'alto tasso di disoccupazione tra le persone con disabilità, in particolare tra le donne con disabilità, e per l'inadeguatezza delle misure per promuovere la loro inclusione nel mercato aperto del lavoro. Aggiunge, il Comitato, il timore che le persone con disabilità in Italia possano essere indotte allo svolgimento di un certo tipo di professioni in base alla loro disabilità.
Alle preoccupazioni seguono congruenti raccomandazioni al nostro Paese e quindi chiede di "garantire" il conseguimento di un'occupazione piena e produttiva e un lavoro dignitoso a tutti, comprese le persone con disabilità, e pari retribuzione a parità di mansione.
Al contempo si richiama l'obbligo di attuare misure specifiche per affrontare il basso livello occupazionale delle donne con disabilità e di rimuovere qualsiasi norma che limita il diritto delle persone con disabilità a svolgere qualsiasi professione in base alla loro disabilità.
Il quadro, avvalorato da un atto e da un organo di rilievo internazionale, è quindi piuttosto desolante, ma una più puntuale osservazione lo rende ancora più articolato e complesso, coinvolgendo aspetti e temi che vanno anche al di là della mera occupazione e retribuzione. Ci riferiamo ai risvolti discriminatori che la ricerca dell'occupazione e lo svolgimento di una attività lavorativa portano con sé. Pensiamo ad esempio all'accessibilità dei luoghi di lavoro, oppure allo stigma che si consuma in quegli stessi contesti e che condizionano la qualità di vita, l'avanzamento in carriera, l'affidamento di mansioni. Pensiamo, ad esempio, all'accessibilità degli strumenti di lavoro, del software e dell'hardware, ma anche alle procedure adottate nell'organizzazione del lavoro che spesso non considerano le difficoltà delle persone con disabilità. Per tacere del diritto alla mobilità che diviene funzionale quanto indispensabile per il raggiungimento del posto di lavoro.
Oppure riflettiamo su quali siano le difficoltà per l'autoimprenditorialità o per avviare una libera professione da parte di persone con disabilità che di fatto, ad esempio, siano abilitate quali avvocati, periti, architetti, ma che incontrino enormi difficoltà nell'avviare e mantenere un'attività in proprio.
Tutto ciò per sostenere che non siamo solo lontani dalla reale implementazione nelle norme e nella prassi delle disposizioni previste dall'articolo 27 della Convezione ONU che tratta appunto di lavoro e di occupazione, ma che le lacune sono intersecate con tanti altri diritti e principi compressi, elusi, dimenticati e dalle ricadute implacabili.
L'ha riconosciuto persino il Ministero del lavoro nella sua Ottava Relazione al Parlamento sull'applicazione della legge 68/99. La relazione annota come sussista un forte legame tra disabilità e povertà e, non a caso, il mancato rispetto del principio di pari opportunità di impiego è una delle principali cause di povertà ed esclusione sociale. A questo si aggiungano i rischi a cui sono esposte le persone con disabilità riguardano anche l'assunzione con i contratti di lavoro precario e l'attribuzione di basse qualifiche.
Quella mancata inclusione che anche ISTAT, già nel 2015, aveva rilevato nella sua indagine sull'Inclusione sociale delle persone con limitazioni funzionali, invalidità o cronicità gravi. Emergeva che oltre 548 mila persone con disabilità di 15-64 anni hanno difficoltà ad accedere al tipo di lavoro desiderato.
Secondo quell'indagine solo il 44% delle persone di 15-64 anni con disabilità risulta occupato, contro il 55,1% registrato per l'intera popolazione della stessa fascia di età. Tale percentuale scende però al 19,7%. In sostanza, meno di una persona su cinque con grave menomazione lavora. Inoltre, le persone con limitazioni funzionali gravi che sono inattive rappresentano una quota più che doppia rispetto a quella osservata nell'intera popolazione (quasi il 70% contro circa il 31%).
La generale situazione di esclusione si aggrava se alla condizione di disabilità si aggiunge anche la differenza di genere. Secondo i dati forniti dall'ISTAT, il 52,5% degli uomini di 15-64 anni con limitazioni funzionali gravi o lievi, invalidità permanenti o malattie croniche gravi risulta occupato, in confronto al 64,6% della popolazione totale. Ma tale percentuale scende al 35,1% nel caso delle donne, contro il 45,8% dell'intera popolazione femminile.
Con tutta evidenza le donne con disabilità risultano più discriminate nel mondo del lavoro sia rispetto agli uomini con disabilità, sia nei confronti delle altre donne senza disabilità.
Sta cambiando qualcosa nel nostro Paese nella direzione dell'inclusione lavorativa? Molto poco e molto lentamente, quasi che la variabile tempo non avesse rilievo per le persone con disabilità.
Il tema dell'esclusione o della marginalità delle persone con disabilità non può che essere considerato all'interno di una più complessiva riflessione sulle criticità del mercato del lavoro, dei servizi per l'impiego, del rilancio dell'occupazione, di adeguate condizioni di lavoro, di contrasto alla precarietà e al progressivo impoverimento.
L'effettiva inadeguatezza dei servizi per l'impiego, salvo eccezioni, nell'accompagnare le persone con disabilità, nel favorirne l'inclusione, nel garantire forme di accompagnamento, è una debolezza che è stata riconosciuta all'interno di una più generale necessità di riforma e di potenziamento di quei servizi. La riforma è ancora in corso, si pensi all'ANPAL - l'Agenzia Nazionale Politiche Attive Lavoro - ma anche alla più recente produzione in materia di tutor e navigator. In questa prospettiva l'attenzione alle persone con disabilità in cerca di occupazione è molto flebile, nonostante vi siano già delle indicazioni di indirizzo. Ci riferiamo al decreto legislativo 151/2015 che aveva ingenerato rinnovate aspettative. Esso è intervenuto decisamente per semplificare e potenziare l'applicazione della più nota legge 68/1999 sul collocamento mirato delle persone con disabilità. Gli intenti espressi dal Legislatore necessitano però di precisi strumenti di indirizzo. Quel decreto prevede, come passaggio fondamentale, la definizione di linee guida in materia di collocamento mirato delle persone con disabilità, una responsabilità e competenza che spetta al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. Le linee guida sono uno strumento essenziale per molti aspetti anche estremamente pratici che riguardano la rete dei servizi, i progetti di inclusione lavorativa, gli accordi territoriali per l'impiego, l'analisi delle caratteristiche dei posti di lavoro da assegnare alle persone con disabilità, promozione dell'istituzione di un responsabile dell'inserimento lavorativo nei luoghi di lavoro e altro ancora.
Ebbene a oltre tre anni di distanza di Linee guida non si rinviene ancora traccia.
Ma si rileva anche un'altra omissione. Quello stesso decreto prevede la costituzione all'interno della Banca dati politiche attive e passive, una specifica sezione denominata "Banca dati del collocamento mirato", strumento questo importante anche per avere contezza, in tempi non generazionali, degli effettivi inserimenti, delle scoperture, dell'efficacia dei servizi. Anche sulla banca dati non vi sono indicazioni applicative.
È anche questa lentezza, questa fatica, questo rimandare o rallentare che ingenera una progressiva sfiducia, inoculando un rinunciatario pessimismo che finisce per enfatizzare ancora di più le premesse oggettive dell'esclusione che tutti vorremmo evitare.



Torna alla pagina iniziale della consultazione delle riviste

Oppure effettua una ricerca per:


Scelta Rapida