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Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ETS - APS

 

Corriere dei Ciechi

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Numero 5 del 2019

Titolo: CIAO VANDA- Un grammo d'azzurro per Vanda

Autore: Redazionale


Articolo:
Un aquilone in cielo ricco di colori si apre sontuoso per accogliere la nostra dirigente amica Vanda Dignani scomparsa nella notte fra il 19 e 20 aprile 2019. Vanda Dignani era nata il 25 luglio del 1930 a San Severino, in provincia di Macerata. Laureata in filosofia, per molti anni ha svolto la professione di insegnante prima di dividersi fra la passione politica e l’impegno civico in favore dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti. Nel 1990, quando era consigliere comunale nella sua San Severino, l’allora Partito comunista italiano - di cui lei era rappresentante - diede vita a una Giunta Dc-Pci con sindaco Alduino Pelagalli (Dc), vice sindaco Goffredo Cambiucci (Pci); lei era consigliere di maggioranza e diede il suo appoggio alla formazione di quell’inedita Amministrazione comunale.
Eletta nelle fila del PCI per due legislature dal 1983 al 1992. Una combattente irriducibile che ha saputo farsi strada in politica facendo entrare dalla porta principale di Montecitorio i disabili ed i ciechi in particolare. I numeri della sua azione parlamentare sono davvero ragguardevoli, 40 interventi, 138 progetti di legge presentati e 310 atti di controllo d'indirizzo. Conclusa la sua esperienza politica, si è dedicata completamente all'impegno associativo, facendo parte per molti anni della Direzione Nazionale dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti. Dal 1996 al 2010 contribuì, in modo determinante, al sostegno delle battaglie delle donne non vedenti, a livello nazionale ed internazionale. Grandissimo è stato il suo apporto dal 1997 al 2007 nella commissione EBU che si occupava della promozione degli interessi delle donne cieche e ipovedenti.
La Redazione vuole salutare Vanda Dignani riproponendo uno dei suoi appassionati interventi tratti dal Corriere Braille n. 19 del 2006.

"Quanta umiltà occorre per accostarsi all'immenso, variegato e complesso mondo dell'handicap. Indubbiamente è difficile abbracciarlo con un solo sguardo, tanto è grande e soprattutto tante sono le angosce e le diversità che lo caratterizzano. Eppure, a saperlo osservare, con sensibilità ed attenzione, è facile scorgere un denominatore comune che squarcia il velo grigio che lo avvolge e che riesce a cogliere qualche macchia di azzurro su un timido sfondo di verde: la speranza alimentata dalla pittura e dalla scienza. Certo, se non avessimo il grande dono della speranza, non riusciremmo a lottare per sconfiggere le resistenze, i pregiudizi e gli ostacoli che rendono tanto impervio il cammino degli operatori. La volontà ed il cuore, fondamentali ed indispensabili in questa battaglia senza fine, non potrebbero neppure scalfire il dolore grande che mina questo mondo. Quando nell'83 sono entrata in Parlamento e sono stata assegnata alla Commissione Affari Sociali della Camera, mi sono sentita un po' più tranquilla, perché ho creduto di poter fare molte cose concrete e positive per le persone in difficoltà dal momento che ho pensato di conoscere sufficientemente, anche in virtù del mio vissuto personale ed associativo, il mondo dei non vedenti ed in generale l'universo dell'handicap e delle sue sfaccettature molteplici e difficili, tanto difficili da affrontare. È inutile negarlo. Allora mi ero profondamente sbagliata e giorno dopo giorno e lettera dopo lettera, ho visto vacillare le mie certezze e le mie convinzioni, mentre smisuratamente l'orizzonte dell'handicap si faceva sempre più vasto e sempre più profondo. È difficile tradurre in parole le sensazioni che si provano di fronte al frustrante senso di impotenza che nasce all'impatto di una realtà pesante che si vorrebbe cambiare e che appare ogni giorno di più sproporzionata nei confronti delle nostre limitate risorse umane. Chissà, forse solo coloro che vivono dentro questi problemi riescono a reagire e a non farsi inghiottire da una voragine di difficoltà e di dolore, dove, anche la benché minima conquista è faticosa e spesso addirittura quasi impossibile. In ogni modo ho imparato a capire che non possiamo mai arrenderci e che il nostro compito è quello di lottare per coloro le cui difficoltà sono più grandi di quelle nostre. Fin da quando ero bambina, mi hanno insegnato che per tutti, nella vita, c'è un grammo di azzurro. Allora, glielo vogliamo dare questo pezzetto di cielo a quei pluriminorati che più di noi hanno bisogno di sentirsi capiti, amati ed aiutati? Lottiamo per loro e sforziamoci a contribuire affinché tutti possano cogliere e far proprio questo meraviglioso grammo di azzurro. Del resto, tutti hanno diritto a vivere una vita dignitosa e, per quanto è possibile, autonoma ed attiva. È alla luce di questa convinzione profonda e soprattutto alla luce di questo meraviglioso spirito di servizio che ho detto un sì senza riserve al nostro Presidente Nazionale quando mi ha proposto di coordinare, insieme all'avv. Di Gesaro, la Commissione per i problemi dei pluriminorati. Alcune vicissitudini hanno fatto sì che la Commissione si riunisse con un certo ritardo. Ora però la Commissione c'è, si è insediata e vuole lavorare. A me è parsa una Commissione brava, concreta e con grande voglia di agire e di ottenere risultati validi. La Commissione però, non può e non deve essere lasciata da sola. Tutti dobbiamo collaborare ed, in particolare modo, le Sezioni Uic. Ho l'assoluta certezza che il Presidente Nazionale ci starà vicino in questo lavoro faticoso ma esaltante. Vorrei tuttavia, nutrire la stessa sicurezza per quanto concerne le nostre sezioni periferiche. I componenti la Commissione, nel loro primo incontro, all'unanimità hanno auspicato questa indispensabile collaborazione. Altre proposte sono state fatte, anche tenendo conto delle direttive emerse dal XXI Congresso.
Certo, c'è un lavoro enorme da compiere ma, come dice il Presidente Nazionale, siamo cavalli di razza e la fatica non ci spaventa specialmente quando ad esigerla c'è la gioia del raggiungimento di un obiettivo luminoso: aiutare gli altri e vincere con loro e per loro battaglie di civiltà e di vera umanità.
Vanda Dignani"



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