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Kaleîdos

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Numero 10 del 2019

Titolo: I farmaci che verranno

Autore: Isabella Colombo


Articolo:
(da «Starbene» n. 19 del 2019)
Le medicine del domani agiscono subito e non causano sintomi sgraditi. E la bella notizia è che in alcuni casi il futuro è dietro l'angolo, pronto a semplificarci la vita e a farci guarire meglio
Se la pillola contraccettiva la prendesse lui? E se i medicinali contro il tumore non presentassero effetti collaterali? Ciò che oggi sembra impossibile spesso per la scienza farmacologica è già realtà: va solo versificata e controllata con cura prima di essere messa a disposizione di tutti. Proprio come nel caso dei medicinali innovativi che abbiamo citato, tutti in fase di sperimentazione avanzata e pronti, nel giro di pochi anni, per approdare in farmacie, ospedali e risolvere piccoli e grandi problemi, rendere più efficaci le terapie e, in alcuni casi, anche cambiare le nostre abitudini. Ecco quello che il futuro prossimo potrebbe riservarci.
Il contraccettivo maschile
Conosciuto come «pillolo», è atteso da anni e funziona in modo simile all'equivalente femminile: «È un progestinico con ormoni maschili che inibisce la formazione degli spermatozoi senza intaccare la virilità, erezione compresa», spiega la professoressa Maria Cristina Meriggiola, ginecologa al Policlinico Sant'Orsola Malpighi, Università di Bologna. «Siamo uno dei centri che lo stanno testando su volontari in tutto il mondo e oggi stiamo provando la variante transdermica, un gel che funziona come il cerotto femminile. Abbiamo raggiunto la fase finale delle sperimentazioni cliniche e fra circa 7 anni, il pillolo potrebbe arrivare in farmacia».
L'antidoto alla depressione post-partum
I fermaci usati oggi per contrastare lo spauracchio di molte neomamme cominciano ad agire dopo 4-6 settimane dal parto e l'effetto è completo dopo 8, lasciando fuori il primissimo periodo di vita del bambino. Una soluzione arriva dagli Usa, dove le autorità hanno appena detto sì a un nuovo farmaco chiamato Zurlesso. «Il principio attivo è lo brexanolone, steroide prodotto anche dall'organismo che influisce sull'umore», spiega il professor Claudio Mencacci, psichiatra a Milano e presidente della Società italiana di neuropsicofarmacologia. «Il medicinale è attivo già dopo 60 ore perché agisce sulle dinamiche attivate dalle oscillazioni ormonali di gravidanza e parto». Perché arrivi in farmacia e in Italia bisogna però superare qualche step: abbassare i costi altissimi (circa 35 mila dollari a trattamento) e trovare modalità più semplici di somministrazione (è per via endovenosa). Inoltre, la casa farmaceutica che lo sta sperimentando deve chiedere l'ok anche in Europa.
La soluzione per la psoriasi a placche
Si chiama risankizumab ed è un anticorpo intelligente: «Riesce a colpire un bersaglio specifico, una sub unità dell'interleuchina 23, direttamente coinvolto nel processo infiammatorio alla base della psoriasi», spiega la dottoressa Maria Teresa Rossi, dermatologa della Società italiana di dermatologia medica, chirurgica, estetica e delle malattie sessualmente trasmesse. «Certo, esistono già farmaci simili ed efficaci, ma il vantaggio di questo sta nella rapidità della risposta. Gli studi hanno mostrato una riduzione del 90% delle lesioni psoriasiche nel 75% dei pazienti dopo 16 settimane di terapia rispetto al 42% circa riportato dai volontari trattati con farmaci simili». Inoltre, basta ripetere il trattamento ogni 12 settimane perché l'effetto duri fino alla somministrazione successiva. Il medicinale aspetta solo il sì dell'Agenzia italiana del farmaco, che prenderà ancora dei mesi.
L'antitumorale senza effetti collaterali
«Basta pensare a una freccia che colpisce dritto l'obiettivo, lasciando intatto tutto quello che ha attorno: è così che funzionano i farmaci contro il cancro di nuova generazione, a zero tossicità», spiega il professor Giuseppe Curigliene, direttore Sviluppo di nuovi farmaci per terapie innovative all'Istituto europeo di oncologia di Milano. «Quello che stiamo sperimentando è il Ds-8201, un anticorpo monoclonale, cui si attaccano le molecole di chemioterapico perché arrivino direttamente nelle cellule tumorali, riducendo gli effetti collaterali delle terapie classiche». Entro 2 o 3 anni circa sarà in commercio, e renderà più efficaci le cure dei tumori che colpiscono mammella e stomaco.
Isabella Colombo



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