Data: 25/05/2026
GdL 3 - Pari opportunità, Parità di genere
Verbale della riunione della VII Commissione:
Ipovisione, prevenzione, riabilitazione e accesso ai servizi sanitari
Data: 25 maggio 2026
Ora di convocazione: 15:00
Modalità: Online (piattaforma Zoom)
Protocollo: n. UICI005317 del 18 maggio 2026
Presenti: Simona Trudu; Giorgio Ricci; Federico Bartolomei; Adoriano Corradetti; Giuliano Frittelli; Marco Mori
Segreteria: Rita Zauri e Concetta Patafi
Verbalizzante: Rita Zauri
Ora di chiusura: 16:00
In apertura dei lavori, i componenti della Commissione si sono presentati evidenziando l’ampliamento dell’area di competenza della stessa. È stato sottolineato come ciascun membro, in base alla propria esperienza professionale e associativa, possa contribuire allo sviluppo di specifici progetti e percorsi operativi. La Commissione è stata individuata come punto di riferimento nazionale per raccogliere e analizzare le situazioni presenti nelle diverse regioni, comprendere le difficoltà operative esistenti e inserirle in un percorso strutturato di crescita e coordinamento dei Centri Oculistici Sociali dell’Unione.
Nel corso della riunione, la Commissione ha avviato un confronto approfondito sulle proprie competenze, sugli obiettivi operativi e sulle criticità legate ai Centri Oculistici Sociali (COS), con particolare attenzione al ruolo della rete territoriale, alla riabilitazione visiva e alla sostenibilità dei servizi.
Ampio spazio è stato dedicato al tema delle liste d’attesa nel servizio sanitario pubblico, considerate una delle problematiche più rilevanti nel settore oculistico. È stato evidenziato come, in alcuni casi, per effettuare esami specialistici come il campo visivo si possa attendere anche un anno. In tale contesto, i COS potrebbero rappresentare uno strumento concreto per contribuire allo snellimento delle liste d’attesa, attraverso percorsi agevolati e la condivisione di buone pratiche organizzative.
La Commissione ha inoltre ribadito l’importanza di valorizzare le competenze specifiche dei singoli componenti, soprattutto in ambiti strategici come l’accessibilità, tema strettamente collegato all’ipovisione e alla qualità della vita delle persone con disabilità visiva. È stata richiamata anche la necessità di approfondire gli aspetti legati all’accertamento previsto dalla nuova Legge 62 e di sviluppare una maggiore conoscenza normativa e operativa sul territorio.
Per quanto riguarda i rapporti con i servizi sanitari, è emersa l’esigenza di promuovere accordi e convenzioni con le unità oculistiche di riferimento, al fine di creare percorsi preferenziali e agevolati per le persone con particolari necessità sanitarie e sociali. I COS sono stati definiti una possibile “chiave di volta” per il territorio, poiché possono intervenire concretamente sui bisogni delle persone, fungendo da supporto complementare al servizio sanitario pubblico e coordinando una rete di prassi condivise. È stata inoltre ipotizzata la possibilità di sviluppare servizi integrativi a sostegno dei centri già esistenti.
Nel corso della discussione è stato affrontato il tema della riabilitazione visiva e della necessità di fare maggiore cultura sull’argomento. È stato osservato come spesso vi sia confusione tra centri di ipovisione e centri di riabilitazione visiva. A tal proposito, si è proposta la realizzazione di documenti informativi e divulgativi sulla Legge 284/1997, normativa di riferimento per l’ipovisione e la riabilitazione visiva, oltre alla promozione di iniziative di sensibilizzazione sia interne all’associazione sia rivolte all’esterno, con particolare attenzione alla prevenzione, in stretta sinergia con i programmi e progetti di IAPB.
Un altro punto centrale del confronto ha riguardato la necessità di effettuare una mappatura dettagliata del territorio nazionale, per comprendere la situazione di partenza dei diversi COS, definire obiettivi realistici e favorire la crescita delle realtà locali sulla base delle esperienze più consolidate e virtuose. In questo contesto è emersa la necessità di chiarire anche gli aspetti normativi e organizzativi relativi all’accreditamento delle strutture, considerando che nei COS operano figure professionali come oculisti e ortottisti. È stato evidenziato come sia necessario definire con precisione cosa le strutture possano fare, quali requisiti debbano possedere e quali siano i limiti operativi.
Particolarmente sentita è risultata la questione economica e gestionale. Diversi interventi hanno sottolineato come il funzionamento dei COS richieda risorse concrete e finanziamenti adeguati. È stato osservato che il volontariato, da solo, non può garantire la continuità del servizio, soprattutto perché professionisti come oculisti e ortottisti devono essere regolarmente retribuiti. È stato ricordato il caso di Ascoli, dove il lavoro politico e organizzativo necessario per attivare il servizio è stato molto impegnativo, pur senza ottenere risorse economiche sufficienti. Di conseguenza, è stata ribadita l’importanza di finanziare adeguatamente le convenzioni e di destinare fondi specifici ai COS.
Sono stati affrontati anche gli aspetti legali e assicurativi dei Centri Oculistici Sociali, soprattutto in relazione alle responsabilità sanitarie delle strutture non convenzionate. Dal monitoraggio effettuato è emerso che alcuni COS risultano inattivi o non pienamente operativi, spesso a causa della difficoltà nel reperire personale sanitario qualificato. In particolare, la carenza di oculisti e ortottisti rappresenta una delle principali criticità riscontrate a livello nazionale. È stata quindi proposta una collaborazione più stretta con la IAPB per individuare soluzioni concrete e modalità operative sostenibili.
La Commissione ha inoltre analizzato la situazione delle apparecchiature e degli investimenti effettuati negli ultimi anni. È stato ricordato che sono stati investiti circa 500 mila euro in strumentazioni, in particolare per la retinografia, ma che in alcuni centri tali strumenti risultano inutilizzati o fermi. Attualmente i COS sono 32 e dovrebbero operare in una logica di rete, prendendo in carico le persone che necessitano di approfondimenti diagnostici e indirizzandole verso le strutture sanitarie competenti.
Sono state quindi condivise alcune esperienze territoriali significative. In Sicilia i COS hanno contribuito a rafforzare attività già esistenti; ad Ascoli e soprattutto a Sassari l’attività risulta molto sviluppata, con una forte valenza sociale e l’organizzazione di visite gratuite rivolte alle persone più fragili. In altre realtà, come Venezia, i centri risultano invece sostanzialmente fermi. È stato osservato che i COS che funzionano meglio sono generalmente quelli che disponevano già di una struttura organizzativa consolidata e che hanno saputo integrare le nuove apparecchiature potenziando servizi già attivi.
La discussione è continuata con una riflessione sul ruolo della Commissione, che dovrà stimolare e supportare i territori, monitorare costantemente l’operatività dei COS e favorire una maggiore collaborazione tra le diverse realtà. È stato proposto di rendere sistematico il monitoraggio dei centri e di organizzare incontri periodici di aggiornamento. Inoltre, durante il convegno di Trieste sarà prevista una sessione specificamente dedicata ai COS, per approfondire ulteriormente criticità, modelli organizzativi e prospettive future.
Infine, è stata evidenziata la necessità di avviare un confronto con i presidenti regionali e territoriali, attraverso un sondaggio conoscitivo, al fine di raccogliere informazioni puntuali sullo stato dei servizi, liste di attesa, sull’accessibilità e sulle esigenze dei territori, così da costruire una strategia condivisa e maggiormente efficace, anche prendendo esempio da buone pratiche già avviate.